Migliori formati audio
Se hai che fare con file audio e non sai quale formato scegliere, che tu stia copiando la musica dai tuoi CD, scaricando brani da Internet, ascoltando contenuti in streaming o archiviando file sul computer o sullo smartphone, ti starai chiedendo quali siano i migliori formati audio per le tue esigenze.
Il problema è che in circolazione esistono molti formati diversi, ognuno con caratteristiche ben precise: alcuni puntano sulla qualità sonora, altri sul risparmio di spazio, altri ancora sulla compatibilità con dispositivi e programmi. Capire quale utilizzare non è sempre immediato, soprattutto se non sei molto esperto in materia. Se mi dedichi qualche minuto, in questa guida ti spiegherò in modo semplice quali sono i formati audio più diffusi, quali sono i loro pregi e difetti e quando conviene usarli, così da aiutarti a fare una scelta consapevole. Nella parte finale dell'articolo, inoltre, troverai anche alcuni strumenti utili per convertire i file audio da un formato all'altro.
Quindi, direi di mettere da parte le chiacchiere e di entrare subito nel vivo dell'argomento. Mettiti comodo e continua a leggere: al termine della guida saprai esattamente quale formato audio fa al caso tuo. Buona lettura e in bocca al lupo.
Indice
Migliori formati file audio

Prima di passare in rassegna i migliori formati per file audio in base alle tue esigenze, è utile chiarire in modo semplice che cos'è l'audio digitale e da cosa dipende davvero la qualità di un file audio.
In termini pratici, l'audio digitale è la rappresentazione dei suoni reali sotto forma di dati, ovvero numeri che il computer, lo smartphone o qualsiasi altro dispositivo è in grado di elaborare. Non è però corretto pensare che "più zero e uno" significhi automaticamente "suono migliore": la qualità finale dipende da come questi dati vengono registrati, elaborati e compressi.
In particolare, entrano in gioco tre elementi fondamentali.
- Frequenza di campionamento, che indica quante volte al secondo viene "fotografato" il segnale audio (ad esempio quella dei CD audio)
- Profondità in bit,che determina la precisione con cui viene registrata l'intensità del suono.
- Algoritmo di compressione (codec), che stabilisce se e come i dati vengono ridotti per occupare meno spazio.
L'audio digitale moderno nasce dal Pulse-Code Modulation (PCM), una tecnologia sviluppata già nel 1937 e ancora oggi alla base di molti formati. Il PCM consente di convertire il segnale audio analogico in digitale senza applicare alcuna compressione: il risultato è una riproduzione molto fedele, ma anche file audio di grandi dimensioni. È il principio su cui si basano, per esempio, i CD audio e alcuni file utilizzati in ambito professionale.
Proprio per ridurre lo spazio occupato dai file e facilitarne la distribuzione, sia per l'ascolto locale su computer e smartphone, sia per lo streaming online, nel tempo sono stati sviluppati diversi formati audio compressi. Questi si dividono in due grandi categorie.
- Formati Lossless, nei quali l'audio viene compresso senza perdita di informazioni: il file finale, una volta decodificato, è identico all'originale, ma occupa comunque meno spazio.
- Formati Lossy, nei quali parte delle informazioni considerate meno percepibili dall'orecchio umano viene eliminata, riducendo ulteriormente le dimensioni del file a scapito, però, della qualità.
La scelta tra formati Lossless e Lossy dipende dall'uso che devi farne: archiviazione e ascolto di qualità, oppure praticità, compatibilità e streaming. Nei prossimi paragrafi troverai spiegati nel dettaglio i principali formati audio appartenenti a entrambe le categorie, così da capire quali sono davvero i più adatti a te.
Lossless

Come accennato in precedenza, i formati audio lossless sono quelli che permettono di conservare la qualità originale dell'audio: anche quando viene applicata una compressione, il file finale, una volta decodificato, risulta identico all'audio di partenza. Questo li rende ideali per l'archiviazione, l'ascolto ad alta qualità e, oggi, anche per alcuni servizi di streaming.
I principali formati che rientrano in questa categoria sono WAV, AIFF, FLAC, ALAC, oltre ad alcuni formati di nicchia come APE e OptimFROG. Vediamoli più nel dettaglio.
- FLAC. L'abbreviazione di Free Lossless Audio Codec ed è un formato open source che applica una compressione lossless, riducendo sensibilmente le dimensioni dei file senza alcuna perdita di qualità. A livello sonoro, un file FLAC è indistinguibile da un WAV o da un AIFF: questo non è solo un luogo comune, ma un dato confermato da test di ascolto controllati (come i test ABX), che tengono conto anche dei limiti dell'udito umano. Oggi FLAC è considerato lo standard di fatto per l'audio lossless, sia per l'archiviazione locale sia per lo streaming ad alta qualità, ed è supportato dalla stragrande maggioranza di software, dispositivi e piattaforme moderne.
- ALAC, ovvero Apple Lossless Audio Codec, è l'alternativa lossless sviluppata da Apple. A differenza di quanto avveniva in passato, oggi ALAC è open source e gode di un supporto molto più ampio, anche al di fuori dell'ecosistema Apple. Le differenze di efficienza rispetto al FLAC sono ormai minime e difficilmente rilevanti nell'uso reale. ALAC viene inoltre utilizzato anche nello streaming lossless, rendendolo una scelta valida per chi utilizza servizi e dispositivi compatibili, senza particolari limitazioni di qualità o praticità.
- WAV. L'acronimo di WAVEform Audio File Format ed è uno standard sviluppato da Microsoft e IBM nel 1991. Si tratta di un formato audio non compresso, che offre una qualità pari a quella del CD audio ed è spesso il risultato diretto dell'estrazione di una traccia da un CD. Un file WAV stereo a 44,1 kHz / 16 bit ha un bitrate di 1.411 kbps, il che significa file di dimensioni piuttosto elevate, ma con una riproduzione estremamente fedele del suono originale. Oggi il formato WAV è utilizzato soprattutto in ambito professionale (registrazione, editing, produzione audio), mentre è meno indicato per l'ascolto quotidiano, anche perché gestisce i metadati in modo limitato rispetto a formati più moderni come FLAC o ALAC.
- AIFF. Acronimo di Audio Interchange File Format, è stato sviluppato da Apple e rappresenta, dal punto di vista qualitativo, l'equivalente del WAV. Anche in questo caso si tratta di un formato non compresso, con le stesse caratteristiche tecniche: 1.411 kbps a 44,1 kHz / 16 bit per l'audio stereo. Storicamente è stato più diffuso in ambiente Apple, ma oggi la distinzione tra formati "Mac" e "Windows" è molto meno rilevante rispetto al passato. Anche l'AIFF viene usato principalmente in contesti professionali e di editing audio, più che per la semplice riproduzione su dispositivi portatili.
- APE e OptimFROG. Altri formati audio appartenenti alla categoria lossless sono Monkey's Audio (APE) e OptimFROG (OFR). Dal punto di vista tecnico offrono una compressione senza perdita, ma oggi rappresentano soluzioni di nicchia estrema. La compatibilità limitata, il supporto ridotto da parte dei dispositivi moderni e la scarsa diffusione li rendono poco consigliabili, soprattutto se cerchi praticità e interoperabilità. Possono avere senso solo in contesti molto specifici o per archivi già esistenti.
Lossy

Passiamo ora ai formati audio appartenenti alla categoria Lossy, cioè quelli che applicano una compressione con perdita di informazioni per ridurre drasticamente le dimensioni dei file. A differenza dei formati lossless, qui u na parte dei dati audio viene eliminata, privilegiando lo spazio occupato e la facilità di distribuzione rispetto alla qualità assoluta.
Si tratta dei formati più utilizzati per l'ascolto quotidiano, lo streaming e i dispositivi portatili. I principali sono MP3, AAC, WMA, Ogg Vorbis e Opus. Vediamoli nel dettaglio.
- AAC. Sta per Advanced Audio Coding ed è un formato lossy più moderno ed efficiente dell'MP3. A parità di qualità percepita, AAC riesce a occupare meno spazio rispetto all'MP3, grazie a un algoritmo di compressione più avanzato. Non va più considerato un formato "solo Apple": oggi AAC è lo standard di fatto in moltissimi contesti, tra cui smartphone e tablet, YouTube, Apple Music. È quindi una scelta eccellente per l'ascolto quotidiano, soprattutto se cerchi un buon compromesso tra qualità e dimensioni dei file, senza arrivare ai formati lossless.
- Opus. Uno dei codec lossy più avanzati attualmente disponibili ed è una presenza ormai imprescindibile nel panorama audio moderno. È open source, estremamente efficiente e progettato per funzionare al meglio sia con la musica sia con la voce. Viene utilizzato soprattutto nello streaming, nelle chiamate e videoconferenze e nel gaming online. A bitrate medio-bassi, Opus offre una qualità superiore rispetto a MP3 e AAC, rendendolo ideale quando conta ridurre al minimo il consumo di dati senza rinunciare troppo alla resa sonora.
- MP3. L'acronimo di Moving Picture Experts Group – Audio Layer III ed è senza dubbio il formato audio compresso più famoso di sempre. Pubblicato come standard internazionale alla fine degli anni Novanta, è stato il vero apripista dei formati lossy. convertendo un WAV in MP3 è possibile ridurre le dimensioni anche di oltre l'80–90%, ma la qualità dipende fortemente dal bitrate scelto, che può variare da 32 a 320 kbps. Oggi è importante chiarire che 128 kbps non è più considerato uno standard di buona qualità, ma un livello piuttosto basso. Inoltre per un ascolto soddisfacente, i bitrate consigliati sono 256 kbps o 320 kbps. Oggi l'MP3 non è più il formato migliore in senso assoluto, ma resta il più compatibile in assoluto: funziona praticamente su qualsiasi dispositivo, software o autoradio, ed è per questo che continua a essere molto usato. Maggiori informazioni qui.
- WMA. Ovvero Windows Media Audio, è un formato proprietario sviluppato da Microsoft come alternativa all'MP3. Dal punto di vista tecnico può offrire una qualità discreta, ma il suo principale limite è sempre stato la scarsa compatibilità. Oggi il WMA è quasi scomparso dall'uso quotidiano ed è raramente supportato dai dispositivi moderni. Proprio per questo motivo resta un formato generalmente sconsigliato, soprattutto se devi condividere o riprodurre i file su più piattaforme.
- Ogg Vorbis. Formato audio libero e open source, storicamente apprezzato per la buona qualità e l'assenza di licenze proprietarie. In passato è stato utilizzato spesso nei videogiochi per computer. Oggi, però, Ogg Vorbis ha perso centralità ed è stato in gran parte sostituito da Opus, un codec più moderno ed efficiente. Rimane comunque utilizzato in alcuni contesti specifici, ma non rappresenta più una scelta di riferimento per l'utente medio.
- Dolby Digital e DTS. Formati audio compressi nati per il multicanale, non per la musica stereo. Vengono utilizzati principalmente in ambito cinematografico, televisivo e home theatre, per esempio per film, serie TV e contenuti su supporti video. Oggi esistono anche evoluzioni come Dolby Digital Plus e Dolby Atmos, pensate per offrire un'esperienza audio più immersiva. Non sono però formati da scegliere per l'ascolto musicale quotidiano, né alternative ai classici lossy o lossless.
Miglior formato audio qualità

Se per miglior formato audio per qualità intendi quello che riproduce il suono nel modo più fedele possibile all'originale, allora la risposta è piuttosto semplice: bisogna orientarsi su un formato lossless. I formati lossless, infatti, non eliminano informazioni audio e permettono di ascoltare la musica esattamente così com'è stata registrata.
In assoluto, i formati che offrono la qualità massima sono WAV e AIFF. Si tratta di file non compressi, utilizzati soprattutto in ambito professionale per la registrazione e la produzione audio. La resa sonora è eccellente, ma le dimensioni elevate e la scarsa praticità li rendono poco adatti all'ascolto quotidiano su computer, smartphone o dispositivi portatili.
Se invece cerchi il miglior formato audio per qualità con un occhio anche allo spazio occupato, la scelta più sensata è FLAC. Questo formato utilizza una compressione lossless che riduce il peso dei file senza alcuna perdita di qualità, offrendo un risultato sonoro indistinguibile da WAV e AIFF. È ideale per l'archiviazione musicale, per l'ascolto hi-fi e anche per lo streaming in alta qualità. In ambito Apple, invece, ALAC rappresenta un'alternativa equivalente, con le stesse caratteristiche qualitative e un'ottima compatibilità con l'ecosistema della mela.
Un confronto con i formati lossy aiuta a chiarire ulteriormente il quadro. Un MP3 a 320 kbps o un file AAC ad alto bitrate può suonare molto bene e, in molti casi, la differenza rispetto a un lossless è difficile da percepire, soprattutto su smartphone o con cuffie non particolarmente raffinate. Tuttavia, dal punto di vista puramente tecnico, non si tratta del miglior formato audio per qualità, perché una parte delle informazioni viene comunque sacrificata.
Valutare la qualità audio

Sebbene la qualità audio, in linea teorica, non sia una variabile soggettiva, nella pratica lo diventa eccome. Esistono infatti file audio che risultano superiori "sulla carta", ma che all'ascolto reale non sempre offrono differenze percepibili. Quando si parla di valutare la qualità audio, è quindi fondamentale distinguere tra qualità teorica e qualità effettivamente percepita.
Un primo limite da tenere in considerazione è quello dell'udito umano. Oltre una certa soglia, differenze tecniche come bitrate più elevati o formati lossless possono diventare difficili, se non impossibili, da riconoscere per la maggior parte delle persone. Non a caso, in test di ascolto controllati, molti utenti faticano a distinguere un buon file lossy da uno lossless.
Anche l'hardware gioca un ruolo decisivo. Per percepire differenze concrete tra un formato audio e un altro è necessario utilizzare cuffie o casse di buona qualità. Su smartphone, auricolari base o dispositivi Bluetooth, spesso un MP3 o un AAC ad alto bitrate risulta praticamente indistinguibile da un file lossless, soprattutto durante l'ascolto in mobilità.
Conta poi il contesto di utilizzo. Il tipo di musica ascoltata, l'ambiente e il livello di attenzione influenzano molto la percezione della qualità. Brani complessi e ricchi di dettagli possono mettere più in evidenza i limiti di alcuni formati, mentre in altri casi le differenze sono minime o del tutto trascurabili.
Infine, va considerato il peso sempre maggiore dello streaming, oggi centrale nel consumo di musica. Molti servizi offrono una qualità già più che sufficiente per la maggior parte degli utenti, rendendo spesso superflua la ricerca della massima qualità teorica.
Convertire i file audio

Se hai file audio in un determinato formato e vorresti trasformarli in un altro perché più adatto alle tue esigenze, non devi far altro che convertire i file audio, ma oggi è bene chiarire che non sempre è davvero necessario. Tra streaming, player moderni e ampia compatibilità dei formati più diffusi, non si ha più bisogno di effettuare conversioni manuali come avveniva in passato.
Quando serve farlo, per esempio per migliorare la compatibilità con un dispositivo o ridurre lo spazio occupato, è importante tenere a mente una regola fondamentale: convertire un file lossy in un altro formato lossy peggiora sempre la qualità. La conversione è invece sensata quando si passa da un formato lossless a uno lossy, oppure tra formati lossless.
Ci sono alcuni programmi per convertire la musica validi per questo scopo.
- fre:ac — un software gratuito e open source compatibile con Windows, macOS e Linux, che consente di convertire i principali formati audio e anche di estrarre le tracce dai CD.
- VLC Media Player — oltre a riprodurre praticamente qualsiasi file audio e video su Windows, macOS, Linux e Android, integra una funzione di conversione semplice e veloce. Maggiori informazioni qui.
- MediaHuman Audio Converter — pensato specificamente per la conversione di file audio su Windows e macOS, con un'interfaccia intuitiva e supporto ai formati più comuni.
Per quanto riguarda la qualità, se scegli un formato lossy è consigliabile non scendere sotto i 192 kbps, che oggi rappresentano il minimo accettabile. Per un buon equilibrio tra qualità e dimensioni dei file, valori più alti offrono risultati decisamente migliori, soprattutto su cuffie e impianti di una certa qualità.
In ogni caso, per maggiori informazioni sulle procedure di conversione ti invito a leggere il tutorial in cui ti spiego come convertire file audio. E se hai esigenze più specifiche puoi consultare le guida su come convertire file audio in MP3 e su come convertire AIFF in MP3.

Autore
Salvatore Aranzulla
Salvatore Aranzulla è il blogger e divulgatore informatico più letto in Italia. Noto per aver scoperto delle vulnerabilità nei siti di Google e Microsoft. Collabora con riviste di informatica e ha curato la rubrica tecnologica del quotidiano Il Messaggero. È il fondatore di Aranzulla.it, uno dei trenta siti più visitati d'Italia, nel quale risponde con semplicità a migliaia di dubbi di tipo informatico. Ha pubblicato per Mondadori e Mondadori Informatica.
