Come diventare hacker etico
Hai mai sentito parlare di hacker etico? Forse ti stupirà sapere che non si tratta di un personaggio da film né di qualcuno che “smanetta” a caso davanti a uno schermo, ma di un professionista specializzato, capace di muoversi con competenza all'interno dei sistemi informatici per scoprirne i punti deboli prima che lo facciano i criminali. Una figura sempre più richiesta, che unisce intuito, metodo e grande rigore tecnico.
L'hacker etico, infatti, non improvvisa: analizza, studia, verifica. Può agire in autonomia o lavorare in contesti istituzionali per proteggere aziende e istituzioni da minacce reali, spesso invisibili agli occhi dei non addetti ai lavori. Ed è un ruolo che richiede preparazione, studio serio e un approccio estremamente disciplinato: non è una strada per tutti, ma per chi ha la determinazione di costruire competenze solide.
In questo articolo scoprirai come diventare hacker etico, passando dalle basi dell'informatica agli strumenti più usati dai professionisti del settore, fino ai percorsi formativi e alle certificazioni che possono aprirti le porte di questa affascinante carriera. Se ti incuriosisce capire come funziona davvero il dietro le quinte del mondo digitale, sei nel posto giusto per iniziare.
Indice
Cosa vuol dire hacker etico

Quando si parla di hacker etico, il rischio è di immaginare ancora la figura stereotipata dell'hacker solitario che agisce nell'ombra. In realtà, l'hacker etico è un professionista con competenze tecniche avanzate che utilizza le proprie capacità per un obiettivo preciso: migliorare la sicurezza dei sistemi informatici. La sua missione è scoprire vulnerabilità, segnalarle e contribuire a risolverle prima che vengano sfruttate da chi opera con intenzioni malevole. È un lavoro che richiede competenze informatiche, capacità di analisi, pensiero critico e un forte senso di responsabilità. Ecco quindi cosa vuol dire hacker etico.
Innanzitutto un concetto fondamentale: la differenza fondamentale tra un hacker etico e un cybercriminale è il consenso. Un hacker etico non agisce mai senza esplicita autorizzazione. Tutte le sue attività, dalla scansione di una rete al tentativo di penetrare un server, avvengono entro un quadro legale definito. Da qui nasce la distinzione tra “white hat” (gli hacker etici), “black hat” (i criminali informatici) e “grey hat” (figure miste che agiscono senza permesso, ma non per danneggiare).
Il lavoro dell'hacker etico si articola in varie fasi: raccolta di informazioni, analisi delle vulnerabilità, test di penetrazione. Il suo scopo non è soltanto “bucare” un sistema, ma capire come ragiona un aggressore reale e valutare l'impatto di un eventuale attacco.
Il concetto di ethical hacking come professione prende forma negli anni '90, quando le prime grandi aziende iniziano a capire che per difendersi servono persone in grado di pensare come gli aggressori. Nel 2000 viene introdotto il termine “penetration tester” e nascono programmi di certificazione ufficiali dedicati.
Oggi l'hacker etico è uno dei pilastri della sicurezza informatica. Opera in un contesto sempre più complesso, fatto di cloud, intelligenza artificiale e dispositivi interconnessi. Essere un hacker etico significa adottare un codice di condotta rigoroso, avere piena consapevolezza del valore delle informazioni trattate e comprendere che ogni scoperta, ogni test e ogni segnalazione può fare la differenza tra un sistema sicuro e una breccia devastante.
Come diventare hacker etico corsi

Se vuoi diventare hacker etico, la tecnica e la pratica contano tanto quanto la teoria: non basta saper “smanettare”, bisogna conoscere i principi su cui si reggono reti, sistemi e applicazioni, e saperli applicare in contesti controllati e legali. Per chi parte da zero o vuole trasformare la curiosità in competenza certificata esistono tre grandi filoni di studio che si integrano: corsi universitari e master accademici, corsi e bootcamp online e le piattaforme dove esercitarsi. Di seguito ti spiego, in modo pratico e concreto, come diventare hacker etico corsi.
Se vuoi costruire basi robuste e avere un titolo riconosciuto, vale la pena considerare i corsi universitari. Negli ultimi anni molte università italiane hanno attivato lauree magistrali o master dedicati alla cybersecurity: il Politecnico di Milano propone percorsi avanzati sul rischio informatico e la governance (utile se ti interessa l'intersezione tra tecnica e strategia), la Sapienza di Roma offre corsi magistrali in Cybersecurity nell'ambito dei dipartimenti di ingegneria e informatica, e università come l'Alma Mater Studiorum di Bologna e l'Università della Calabria di Cosenza hanno programmi strutturati in sicurezza informatica o master specialistici che coprono aspetti che vanno dal penetration testing alla sicurezza dei sistemi distribuiti. Scegliere l'università significa investire su una formazione ampia e riconosciuta, con docenti, laboratori accademici e possibilità di lavorare su progetti di ricerca.
I vantaggi dell'università sono evidenti: programma strutturato, credibilità del titolo, networking accademico e aziendale. Gli svantaggi, invece, sono i tempi più lunghi e l'approccio spesso più teorico; per questo molti laureati integrano il percorso accademico con laboratori pratici e corsi mirati.
Se invece vuoi imparare in modo più rapido e orientato al lavoro operativo, i corsi professionali e i bootcamp fanno al caso tuo. Uno dei punti di riferimento assoluti è OffSec (Offensive Security), l'organizzazione che ha definito molti degli standard del penetration testing moderno. I loro corsi, come “PEN-200” con la certificazione OSCP (Offensive Security Certified Professional), sono famosi per l'approccio pratico: oltre al materiale teorico, mettono a disposizione un vero laboratorio con macchine vulnerabili da attaccare. È un percorso impegnativo, ma riconosciuto a livello internazionale e spesso richiesto dalle aziende.
Un'altra piattaforma molto apprezzata è EC-Council, nota per la certificazione Certified Ethical Hacker di EC-Council. Rispetto a OSCP, il percorso CEH è più teorico e strutturato, con lezioni approfondite su attacchi, tecniche, normative e strumenti utilizzati nel settore. Può essere una scelta valida per chi vuole un corso più lineare, con un esame che verifica la conoscenza generale delle metodologie impiegate dagli hacker etici.
Se preferisci un approccio progressivo, con ambienti virtuali dedicati alla pratica, puoi considerare piattaforme pratiche come TryHackMe oppure HackTheBox. Qui troverai percorsi guidati per principianti, sezioni dedicate al Web hacking, al networking, ai sistemi operativi e persino vere e proprie simulazioni di attacchi reali. Non offrono certificazioni professionali paragonabili a OSCP o CEH, ma sono ottimi per allenarsi quotidianamente e costruire le competenze pratiche necessarie. TryHackMe offre percorsi guidati adatti anche ai neofiti, Hack The Box fornisce sfide più realistiche e orientate al problema. Queste piattaforme ti fanno fare esercizi step-by-step, ti abituano a scrivere report e, soprattutto, ti permettono di sbagliare senza conseguenze legali: provare su macchine messe a disposizione è fondamentale per capire davvero come funzionano exploit, chain di attacco e mitigazioni.
Per chi vuole una infarinatura completa, completano l'offerta piattaforme generaliste come Udemy e Udacity, che ospitano corsi introduttivi e specializzazioni realizzate da università o professionisti del settore. Sono utili soprattutto per iniziare a orientarsi, comprendere il funzionamento delle reti, imparare i fondamenti di Linux e sviluppare familiarità con gli strumenti del mestiere.
Il percorso ideale non è “o… o…”, ma un mix. Un buon piano pratico potrebbe essere: acquisire solide basi (università, corsi online fondamentali o libri), iniziare a fare esercizi sulle piattaforme online e integrare il tutto con corsi mirati (CEH se ti serve una panoramica riconosciuta in azienda, o corsi specialistici su cloud security, Web app o reverse engineering se vuoi specializzarti). Questo approccio ti dà sia il “perché” (teoria) sia il “come” (pratica) e ti prepara a essere credibile sul mercato del lavoro.
Prima di iscriverti considera: che obiettivo hai (imparare le basi, diventare penetration tester, specializzarti in cloud o web), il livello di pratica offerto (lab reali vs video teorici), se il corso prepara a una certificazione riconosciuta e quale supporto post-corso è previsto (accesso ai lab, comunità, mentoring). Leggi le recensioni, guarda il curriculum del docente e, se possibile, prova una lezione gratuita. In questo ambito il valore reale è la qualità del laboratorio e la possibilità di esercitarti su scenari reali.
Se invece sei legato alla carta stampata e ti chiedi come diventare hacker etico libri, ecco a te una piccola carrellata che spero possa tornarti utile.

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Come lavorare come hacker etico

Una volta completata la formazione, la domanda che sorge spontanea è: come lavorare come hacker etico? La buona notizia è che la cybersecurity è uno dei pochi settori in cui la domanda supera ancora oggi l'offerta. Le aziende cercano figure competenti in grado di proteggere sistemi, reti e dati sensibili, e gli hacker etici sono tra i professionisti più richiesti.
Le possibilità lavorative sono diverse. Molti iniziano all'interno di aziende specializzate in sicurezza informatica, dove si occupano di testare infrastrutture, applicazioni Web o reti aziendali per individuare possibili punti deboli. In queste realtà si lavora spesso in team, si affrontano progetti complessi e ci si trova a collaborare con sviluppatori, amministratori di sistema e responsabili tecnici. Altre figure, invece, trovano posto direttamente in grandi aziende che gestiscono infrastrutture critiche: banche, compagnie assicurative, società di telecomunicazioni o aziende tecnologiche. Qui il loro compito è prevenire incidenti, migliorare la sicurezza interna e monitorare costantemente le minacce emergenti.
Esiste anche la possibilità di intraprendere una carriera autonoma, ecco quindi come lavorare da hacker etico freelance. Si tratta di una carriera particolarmente adatta a chi preferisce una maggiore autonomia, magari fornendo consulenze, eseguendo penetration test su richiesta o collaborando e con società che offrono servizi di sicurezza su progetti specifici. È un percorso che richiede una solida reputazione, un portfolio di lavori ben documentato e, spesso, certificazioni riconosciute. In compenso, può offrire grande flessibilità e la possibilità di scegliere i propri clienti.
Un'opzione alternativa, sempre più diffusa, è partecipare ai programmi di bug bounty, progetti in cui aziende di livello internazionale, come Google, Meta, Microsoft e molte altre, pagano ricompense a chi scopre vulnerabilità nei loro sistemi. Non si tratta di un lavoro stabile, ma può rappresentare un'ottima opportunità per mettere alla prova le proprie competenze e, in alcuni casi, ottenere guadagni significativi.
Se sei interessato a conoscere gli stipendi da hacker etico, in Italia le retribuzioni variano in base all'esperienza, alle certificazioni e al tipo di attività svolta. In genere un “junior” nel settore della sicurezza informatica può iniziare intorno ai 28.000–32.000 euro lordi annui, mentre un “penetration tester” con qualche anno di esperienza può arrivare facilmente a 40.000–55.000 euro. I profili “senior”, soprattutto con certificazioni avanzate o ruoli di responsabilità, possono superare anche i 60.000–70.000 euro lordi annui mentre i compensi presso le grandi aziende superano facilmente i 100.000 euro. I freelance, invece, hanno compensi variabili: possono guadagnare di più, ma dipende dalla quantità di clienti e dalla complessità dei progetti.
Lavorare come hacker etico richiede impegno, aggiornamento continuo e senso di responsabilità, ma offre un ambiente dinamico, ricco di sfide e con ottime prospettive di crescita. Se hai seguito i capitoli precedenti, ora hai un quadro completo del percorso: dalla formazione, ai corsi, fino alle possibili opportunità di carriera. Puoi quindi iniziare a costruire il tuo cammino professionale con maggiore consapevolezza e strumenti adeguati!
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Autore
Salvatore Aranzulla
Salvatore Aranzulla è il blogger e divulgatore informatico più letto in Italia. Noto per aver scoperto delle vulnerabilità nei siti di Google e Microsoft. Collabora con riviste di informatica e ha curato la rubrica tecnologica del quotidiano Il Messaggero. È il fondatore di Aranzulla.it, uno dei trenta siti più visitati d'Italia, nel quale risponde con semplicità a migliaia di dubbi di tipo informatico. Ha pubblicato per Mondadori e Mondadori Informatica.
