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Come funzionano le crypto

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La tecnologia avanza imperterrita ogni giorno di più, portando con sé nuove ed eccitanti realtà pronte a sconvolgere la vita a cui siamo abituati. Digitalizzazione, Internet delle cose, metaversi, 5G e moltissime altre realtà che hanno dato un pesante scossone o promettono di farlo in un prossimo futuro.

In questo anche la finanza ha visto l'inizio di una possibile grande rivoluzione, con l'arrivo delle criptovalute e la loro incredibile e rapidissima ascesa. Nel giro di pochi anni, queste monete digitali sono passate dall'essere praticamene sconosciute all'arrivare sulla bocca di tutti, quasi come un fulmine a ciel sereno.

Ma come funzionano le crypto? In effetti, sebbene si senta spesso parlare di loro, in pochi conoscono davvero il loro scopo, oltre che il loro funzionamento tecnico. In quest'articolo, dunque, voglio cercare di fare un po' di luce sulla questione e aiutarti a scoprire cosa sono e cosa fanno le criptovalute. Ti assicuro che l'argomento è ampio, bello denso ma non impossibile da approcciare anche per i non tecnici. Buon proseguimento!

Indice

Come funzionano le criptovalute

Essendo un argomento piuttosto ampio e non troppo semplice da digerire se si passa subito alla tecnica, meglio iniziare dal perché sono nate e spiegarne le dinamiche primordiali, sviluppando poi il discorso verso ciò che sono oggi.

Come e perché sono nate le criptovalute

ethereum

La prima criptovaluta mai esistita è nata nel lontano 2008, durante la crisi dei mutui sub-prime e il crollo delle banche statunitensi. In questo periodo di grande tumulto finanziario, è stata lanciata la blockchain di Bitcoin dal suo ideatore, tutt'ora anonimo e conosciuto solo con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto (presumibilmente si tratta di un collettivo).

L'idea era quella di dare al mondo un sistema di pagamenti universali, che fosse slegato da un organo centrale in grado di attuare politiche rischiose o di controllare il mercato intero. Insomma, un'alternativa alle banche tradizionali che, specialmente in quel periodo, non godevano della simpatia o della fiducia di molte persone.

Ma come fare tutto questo? Occorreva un “qualcosa” capace di esistere in un proprio universo, slegato dai sistemi e le infrastrutture classiche, oltre che con regole tutte nuove. La risposta venne trovata nella blockchain, ovvero un network decentralizzato, distribuito tra i computer (o altro hardware) degli utenti.

In questa chain si scambiano informazioni racchiudendole in blocchi codificati, i quali possono essere letti solo da chi opera sulla stessa. E chi opera sulla chain? I cosidetti miner, ovvero persone o enti che mettono a disposizione il loro hardware (computer o macchinari simili) e la sua potenza di calcolo, per far funzionare il network. Queste operazioni consistono nella decriptazione del codice con cui vengono creati i blocchi, essenziale per permettere lo scambio d'informazioni (e denaro), cioè l'esecuzione di calcoli particolarmente complessi (con difficoltà crescente all'aumentare delle crypto minate).

Quando la persona A vuole mandare bitcoin alla persona B, essa crea una richiesta di transazione che viene racchiusa in un blocco. Tale blocco deve essere decriptato e approvato da un certo numero di miner (scelti a caso) per poter essere eseguito, quindi si decentralizzano le meccaniche di funzionamento. Questo anche grazie al fatto che chiunque può diventare miner: basta collegarsi alla blockchain con un hardware abbastanza potente da essere effettivamente utile (cosa quasi impossibile al giorno d'oggi, perché come detto più si va avanti con l'estrazione delle monete e più i calcoli da svolgere diventano difficili, lunghi e dispendiosi dal punto di vista energetico, rendendo l'operazione poco fruttuosa).

Facendo un paragone con una banca, un bonifico viene richiesto dal cliente e la sede centrale o la filiale di turno approva o meno la transazione. Se la stessa viene negata per qualunque ragione, ci si deve comunque rivolgere a quella struttura o un'altra che opera secondo le medesime regole e fa parte di un mondo chiuso

Le crypto, e in primis Bitcoin, sono nate per fare in modo che tutte le decisioni vengano delegate ai miner. Essi hanno infatti la possibilità di approvare transazioni (se la rifiutano viene selezionato casualmente un altro miner al posto di quello), oltre che proporre e votare modifiche legate al funzionamento del network. La parola d'ordine è decentralizzazione, ovvero Bitcoin non segue le logiche di un'azienda dove l'organo centrale detta legge, ma quelle di una democrazia in mano al popolo.

Insomma, tutto bellissimo, quasi poetico, ma perché qualcuno dovrebbe prendersi la briga di mettere il proprio hardware a disposizione di una democrazia finanziaria? Per il semplice fatto che, i miner, per ogni blocco risolto ricevono dei bitcoin come compenso, i quali vengono creati e messi in circolazione unicamente tramite questo sistema.

Se all'inizio, per i partecipanti, la cosa veniva presa come un gioco o come una bella speranza, l'aumento di valore dei bitcoin ha reso questo un business molto proficuo, sebbene le ricompense continuino a scendere e la difficoltà del mining a salire. Si perché per aumentare la sicurezza del network e limitare l'inflazione della moneta, sono stati introdotti sistemi per cui il codice da decifrare è sempre più complesso e i bitcoin rilasciati sempre meno.

Al netto di questo, il mining resta comunque un business milionario a patto di avere accesso a prezzi all'ingrosso per l'hardware ed energia a costo ridottissimo. Inoltre bisogna dire che è possibile anche acquistare criptovalute con moneta fiat (cioè con valuta tradizionale, come gli euro; te ne ho parlato anche nel mio tutorial su come comprare crypto) o fare investimenti/trading usandoli come asset (come ti ho spiegato qui): basta rivolgersi ad opportuni exchange, nel primo caso, e a piattaforme di investimento/trading nel secondo.

Ma perché ti ho parlato tanto di Bitcoin quando dovevo spiegarti il funzionamento delle criptovalute? Semplice, perché Bitcoin è stato il capostipite che ha inventato il sistema su cui, bene o male, si basano tutte le altre odierne. Ovviamente ci sono variazioni e altre cose da sapere che ti spiegherò nel prossimo paragrafo. Se vuoi sapere meglio come funziona Bitcoin, ti lascio alla mia guida dedicata.

Come funzionano le altre criptovalute

bitcoin

Come detto la prima blockchain è stata quella di Bitcoin, ma ce ne sono tante altre. Una domanda che potrebbe sorgere, a questo punto, è: funzionano tutte con tutte? No, infatti questo è uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione. Sulla rete Bitcoin si possono scambiare i bitcoin, sulla rete Ethereum gli ether, su quella di Solana i sol e così via. Tutte queste altre chain, al netto di qualche differenza tecnica, possiamo dire che si basano sugli stessi princìpi di Bitcoin. Va tenuto bene a mente però che, cercare di mandare una moneta sulla rete sbagliata, comporta la perdita dei propri averi.

Un'obiezione logica, a questo punto, sarebbe quella di dire che in realtà si possono scambiare anche gli ether su reti differenti da quella nativa. In effetti è vero, ma vanno presi in considerazione alcuni dettagli in merito. Per prima cosa, la maggior parte delle volte, una moneta di una chain che viene scambiata su rete non nativa, non è la vera moneta, ma una replica collateralizzata.

Difficile? In realtà, meno di quanto sembra. Siccome gli ether non possono girare sulla Binance Smart Chain (la blockchain di Binance), qualcuno si occupa di comprare un sacco di ether originali e di creare una nuova moneta con sottostante il collaterale, la quale viene scambiata su questo network per chi vuole comprare e vendere ether. In pratica, una replica che mantiene il prezzo dell'originale perché, chi la emette, ha coin nativa.

A questo si aggiungono le blockchain che possono effettivamente operare cross-chain, ovvero tra una blockchain e l'altra. Queste sono abbastanza rare in senso generale, con un livello di sviluppo ancora arretrato, ma sembrano promettere bene per il futuro.

Come si creano le crypto? Avendo già visto il sistema creazione per quelle appartenenti alle blokchain, è tempo di parlare sono le monete che non vengono emesse tramite il mining e che non appartengono direttamente a una chain, ovvero la maggior parte di quelle esistenti. Si potrebbe infatti pensare che funzionino in modo differente rispetto a bitcoin ma, se si escludono discorsi legati alla scarsità e altri dettagli sul mining, sono tutte molto simili.

Anche qui si parla di un “qualcosa” che le emette, sia essa una Dapp (app sviluppate su blockchain), un gioco, un metaverso, la ricompensa di qualche exchange come Young Platform o quant'altro. Sono tutte valute digitali emesse per un determinato scopo, scambiabili su blockchain tramite i wallet. Anche queste non direttamente emesse da una chain, si appoggiano a una di esse per circolare e le transazioni sono approvate dai miner che gestiscono quel network.

Per fare un esempio SAND, la moneta di The Sandbox (un metaverso), viene scambiata all'interno del gioco ma su rete Ethereum. Quindi il prezzo del gas (ovvero le tariffe per ogni operazione che si pagano ai miners) saranno quelle di Ethereum e si pagano in ether. Persino gli NFT, i token non-fungibili, devono essere scambiati su una blockchain. Per essere più precisi, dev'essere quella su cui sono stati creati. Se vuoi sapere quali sono le migliori crypto e come entrare nel metaverso, ti lascio ai miei tutorial appena linkati.

Come funzionano blockchain

network

Nella parte iniziale di questa guida ho già dato molte informazioni in merito ma, se vuoi sapere ancora più in dettaglio come funzionano le blockchain, ovvero i network su cui si muovono le crypto, ti lascio al mio articolo in cui ho spiegato ogni loro aspetto dedicato.

Come funzionano carte crypto

carte di credito

Se sei un appassionato del mondo crypto e utilizzi exchange come Binance o Crypto.com, avrai sicuramente sentito parlare delle carte crypto. Queste sono delle carte che, i possessori del conto su uno di questi exchange, possono richiedere gratuitamente sul sito ufficiale.

Ma come funzionano? In realtà sono come semplicissime carte bancarie, ovvero dove si mettono dei soldi sul conto e le si usa per pagare tramite POS, su Internet o per prelevare agli sportelli. Hanno anch'esse un numero e appartengono generalmente ai circuiti Visa e Mastercard, quindi vengono accettate ovunque.

La vera novità che alcune di esse introducono sono i cashback, ovvero un rimborso sulla percentuale spesa per ogni singolo pagamento. Sulla carta di Crypto.com, a seconda del livello raggiunto come cliente, si può arrivare a una percentuale massima di cashback del 5%.

A questo si aggiungono poi altri rimborsi su particolari servizi come Netflix, Spotify, Amazon Prime e moltissimi altri. Gli svantaggi sono tutti legati al fatto di doversi affidare a una piattaforma online che non è una banca, cosa che garantisce una sicurezza minore e responsabilità assicurative che potrebbero non coprire eventuali problemi coi conti dei clienti (o almeno non a livello di un conto bancario). Questo ovviamente dipende dalla piattaforma. Per maggiori dettagli su come funziona Crypto.com e la sua carta, ti lascio al mio tutorial dedicato.

Come funzionano le bitcoin

bitcoin

Ora che hai un'idea un po' più chiara sul funzionamento delle criptovalute, ti piacerebbe approfondire il funzionamento di quella più famosa, ossia il bitcoin? No problem.

Se vuoi sapere più nello specifico come funzionano le transazioni bitcoin, sarò felice di spiegarti i meccanismi di questa crypto più in dettaglio. Siccome ho già scritto alcuni tutorial approfonditi sui bitcoin e sul come minarli (oltre che un tutorial più “generico” sul mining), non mi resta altro che lasciarti ai link in questione e augurarti buona lettura.

Salvatore Aranzulla

Autore

Salvatore Aranzulla

Salvatore Aranzulla è il blogger e divulgatore informatico più letto in Italia. Noto per aver scoperto delle vulnerabilità nei siti di Google e Microsoft. Collabora con riviste di informatica e cura la rubrica tecnologica del quotidiano Il Messaggero. È il fondatore di Aranzulla.it, uno dei trenta siti più visitati d'Italia, nel quale risponde con semplicità a migliaia di dubbi di tipo informatico. Ha pubblicato per Mondadori e Mondadori Informatica.